Il tema dell’ essere e apparire rappresenta una contraddizione che si vive ogni giorno, ma che ha profonde radici storiche. Da sempre l’uomo vive in un equilibrio instabile: da un lato ritroviamo la sua essenza fatta di valori, bisogni reali e verità interiori rappresentando l’essere, dall’ altro lato c’è l’immagine che sceglie o viene costretto a scegliere per essere accettato parlando dunque di apparenza. Nel corso dei secoli, la letteratura ha sempre cercato di togliere questa maschera per mostrare la realtà. Nel Settecento italiano, l’autore che ha colto in pieno la vicenda è stato Giuseppe Parini che influenzato dalle idee dell’Illuminismo, critica duramente la società del tempo e l’aristocrazia, divenuta ormai una classe sociale quasi inutile. Nel suo componimento “Il Giorno”, Parini non si sofferma sull’apparenza ma analizza a fondo per mostrare quanto fosse vuota una società che preferiva basarsi sull’apparenza, piuttosto che essere umana dentro.

La Vita di Giuseppe Parini
Giuseppe Parini nacque a Bosisio nel 1729 da famiglia modesta. Si trasferì a Milano dove divenne sacerdote per necessità economiche, iniziando a lavorare come precettore per famiglie nobili come i Serbelloni. Fu proprio il contatto diretto con l’aristocrazia a permettergli di osservare da vicino il lusso, la cultura ma anche l’arroganza, poichè fu licenziato per aver difeso una ragazza vittima della duchessa Serbelloni. In seguito collaborò con il governo illuminista di Maria Teresa D’Austria e con quello del suo successore, ricoprendo ruoli politici importanti. Morì poi a Milano nel 1799.

Il Pensiero del Poeta Illuminista
Parini è considerato l’esponente principale dell’Illuminismo moderato in Italia ma con una visione del tutto personale rispetto ai pensatori francesi o ai colleghi milanesi della rivista Il Caffè (come Pietro Verri e Cesare Beccaria):
- Per il poeta, la poesia non doveva essere un semplice passatempo o un esercizio di stile (come avveniva nell’Arcadia). La letteratura doveva essere utile, avere un fine educativo e civile: doveva denunciare le ingiustizie e spingere i cittadini verso il bene comune, unire l’utile al dilettevole.
- Non condivideva il materialismo radicale o l’ateismo di alcuni filosofi francesi. Rimase sempre ancorato a una visione cristiana e a un profondo rispetto per la tradizione classica.
- Credeva fortemente nella naturale uguaglianza tra gli uomini e criticava aspramente i privilegi di nascita della nobiltà. Parini non odia i nobili e non vuole eliminarli. Però critica duramente l’aristocrazia del suo tempo perché la considera parassitaria, vuota e fannullone. Il suo obiettivo è rieducare i nobili, ricordando loro che devono rendersi utili allo Stato come facevano i loro antenati.

Le Opere Principali
L’opera che segna l’inizio della sua carriera è il “Dialogo sopra la Nobiltà”, nel quale Parini sostiene il principio di uguaglianza fra tutti gli esseri umani e critica l’aristocrazia del tempo basata sull’apparire. L’opera è scritta in forma di un dialogo satirico fra due cadaveri sepolti vicini, un nobile e un poeta povero, mostrando come la vera nobiltà non dipenda dal cognome di famiglia ma da ciò che ognuno compie per il bene comune.
In seguito scrisse il “Discorso sopra la Poesia” in cui sostiene il dovere dell’intellettuale di impegnarsi a fondere l’eleganza formale con l’utilità sociale per migliorare la realtà del tempo. Dall’Illuminismo, Parini capì il significato di uguaglianza e pari dignità di ogni essere umano.
Le Odi (1757–1795) invece sono una raccolta di 25 componimenti in cui Parini affronta temi di stretta attualità sociale, civile e igienico-sanitaria con uno stile nobile e classico. Tra le più celebri troviamo:
- Il bisogno: Dove anticipa Beccaria, sostenendo che spesso i crimini dei poveri nascono dalla miseria e dalla fame, e che lo Stato dovrebbe prevenire la povertà anziché limitarsi a punire.
- La salubrità dell’aria: Una denuncia ante-litteram contro l’inquinamento della città di Milano, causato dalle risaie protette dai nobili e dalle deiezioni lasciate per strada, contrapposta alla purezza dell’aria della sua Brianza.
- L’educazione: Dedicata alla formazione del giovane Carlo Imbonati, incentrata sull’importanza di crescere con sani principi morali.
Infine abbiamo “Il Giorno”, il suo capolavoro in assoluto, è un poemetto didascalico in versi sciolti che descrive la giornata tipo di un giovane nobile milanese, il Giovin Signore. L’opera è rimasta parzialmente incompiuta ed è divisa in quattro parti, che seguono cronologicamente i vari momenti della giornata di un aristocratico: Il Mattino, Il Meriggio (o Mezzogiorno), Il Vespro (il pomeriggio) e La Notte. Parini non attacca la nobiltà con rabbia, ma usa l’ironia antifrastica, dice il contrario di ciò che pensa. Fingendosi il precettore del Giovin Signore, loda costantemente la sua pigrizia e la sua inutilità come se fossero imprese eroiche.
Trama
- Il Mattino, il Giovin Signore si sveglia quando il sole è già alto, perché ha fatto tardi la notte prima. Fa colazione scegliendo tra caffè e cioccolata, riceve le visite dei maestri di ballo, di musica e di francese, e si sottopone a una lunghissima e complessa toeletta. Ma ciò nasconde un significato più profondo, Il nobile vive al contrario: il suo mattino inizia quando per i lavoratori la giornata è già a metà.
- Il Meriggio, il giovane esce di casa per andare a pranzo dalla Dama Cicisbea, una donna sposata di cui lui è il cavaliere ufficiale. Viene descritto il banchetto, le chiacchiere vuote dei commensali e l’esibizione della loro presunta cultura. E’ la parte centrale dove viene indicato il cinismo della nobiltà, qui si trova il famoso episodio della “Vergine Cuccia”, la cagnolina della dama.
- Il Vespro, nel tardo pomeriggio, il Giovin Signore e la Dama fanno una passeggiata in carrozza lungo il corso principale di Milano. È il momento delle relazioni sociali, dei saluti formali e del pettegolezzo. Questa sezione è il trionfo dell’apparire: la carrozza è un palcoscenico dove mostrare se stessi e guardare gli altri, in un gioco di pura apparenza.
- La Notte, i due amanti si recano a un ricevimento in un palazzo nobiliare. Qui Parini descrive una galleria di “mostri” aristocratici: nobili stravaganti fissati con hobby assurdi. La serata si conclude con il gioco d’azzardo. L’oscurità della notte riflette le tenebre morali di una classe sociale ormai al tramonto, destinata a scomparire.
In conclusione, Giuseppe Parini ci lascia un insegnamento chiarissimo: una vita basata solo sull’apparire è come un castello di carte, destinato a crollare. I nobili del Settecento passavano le giornate a curare la propria immagine, ma dietro i vestiti di seta e le parrucche nascondevano il vuoto assoluto. Con l’episodio della vergine cuccia, Parini ci mostra quanto sia pericoloso dare importanza solo alla superficie: la dama appare buona e sensibile perchè ama gli animali, ma nel suo essere è spietata e distrugge la vita di un uomo (il servo) cacciandolo via senza pietà. Questo tema rappresenta a pieno anche la nostra società attuale: nel Settecento c’erano i nobili specchiati nei loro palazzi, oggi ci siamo noi dietro gli schermi dei social network. Il vero capolavoro che dobbiamo costruire, ci ricorda Parini, non è l’immagine perfetta che mostriamo agli altri, ma ciò che siamo davvero dentro: la nostra onestà, la nostra umanità e l’aiuto che diamo a chi ci sta intorno.







